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Friday, 25 January 2013


Love at first sight

Un paio di venerdi fa, un pomeriggio che sono uscito abbastanza presto dal lavoro per godermi un po' di luce, gironzolando pigramente in centro, l'ho incontrata. Era lì, insieme ad un gruppo di coetanee, amiche sue probabilmente. Non facevano nulla di speciale, guardavano le persone passare, quasi aspettavano direi. Si somigliavano anche un po' tutte, ma poi, come spesso succede, ce n'è sempre una che spicca per qualcosa. E non vorrei sembrare il solito stereotipato esemplare di maschio superficiale, ma a me ha colpito il modo in cui era vestita: classica, elegante, ma allo stesso tempo sbarazzina ed originale, insomma, considerando i gusti medi della popolazione che mi circonda, una vera rarità.

Da cosa nasce cosa e, non lo dico per vantarmi, dopo qualche ora era già a casa mia.

Ci siamo sistemati sul divano, le ho preparato un tea, abbiamo fatto finta di ignorarci per qualche minuto ma poi ci siamo subito toccati e, da vera prima volta, non ho potuto non sentire un brivido, come se lei si sciogliesse tra le mie mani. Ed è bastato un attimo e già avevo anche le mie labbra su di lei, e poi i denti per morderla che si sa, noi italiani siamo passionali. Ed infine è stato un turbinio di sensazioni, un fondersi l’uno nell’altro.

Forse, anche per via che era da un po' che mi tenevo alla larga da queste cose - venivo infatti da un periodo di eccessi, che non fanno mai bene alla salute si sa - il piacere si è mescolato subito al senso di colpa e tutto si è consumato in fretta e furia in una sera, in un'ora o poco più.

Da quella sera, come potete immaginare, nonostante i buoni propositi, ci siamo rivisti e, almeno per ora, la passione è quella della prima volta. Mi sa che è proprio amore a prima vista, love at first sight appunto.

Solo il nome, pur finendo per a, lo trovo davvero poco femminile: Montezuma

Saturday, 1 December 2012


Better safe than sorry

Durante un recente fine settimana cultural-masochistico a Stratford-upon-Avon, dove l'aspetto culturale era costituito dalla visione di una commedia di Shakespeare e quello masochistico pure (per la già sperimentata velleità dell'atto riguardo alla possibilità di comprensione), ho soggiornato in uno dei tanti bed&breakfast della zona imbattendomi nella concretizzazione fisica di una delle maggiori ossessioni inglesi, quella per la sicurezza, per il safety first.

Il phon che ho trovato nella stanza, infatti, non solo era fuori dal bagno ma aveva anche quattro barriere "funzionali"

1) per far funzionare il phon si doveva tenere premuto il pulsante sul manico, in caso di rilascio il phon smetteva di funzionare
2) l'interruttore nero I/O doveva essere posizionato su I
3) ovviamente la spina doveva essere inserita nella presa
4) la presa doveva essere attivata tramite l'interruttore posto a suo fianco

Un grande sforzo che, a pensarci bene, non garantisce neppure un sistema molto più sicuro di altri perché chiunque lascerà sempre attaccati l'interruttore I/O, la spina nella presa e la presa collegata alla rete dopo aver fatto la, seppur minima, fatica della prima volta!

Sunday, 4 November 2012


Mind the gap

La scorsa settimana Johnson, il blog dell'Economist dedicato al linguaggio, mostrava una classifica sulla conoscenza della lingua inglese prodotta da EF Education First, un gruppo internazionale specializzato nell'insegnamento della lingua inglese.

La classifica si basa su un questionario online a partecipazione volontaria, condizioni che probabilmente limitano l'accuratezza dei risultati. Però se scorriamo la lista e cerchiamo l'Italia la troviamo al ventiquattresimo posto ed il gap tra la ventiquattresima posizione e le prime è tale da rimediare sicuramente l'eventuale errore statistico.



Niente di nuovo sotto il sole, ma vale la pena prendere l'occasione per riflettere: quanto ci perdiamo, come Italia, a non conoscere non dico una qualunque lingua straniera, ma quella di riferimento di internet e la più parlata al mondo come seconda lingua?

E non solo in termini di opportunità commerciali (utili a livello Paese) ma di opportunità sociali, di amicizia, di apertura mentale e di arricchimento culturale individuale (e quindi alla fine, globalmente, di nuovo, utili a livello Paese).

Italia, please, mind the gap, mind the future!

PS: Gap deriva dal norvegese antico, col significato di fenditura, crepa. "Mind the gap" è la celebre scritta sul marciapiede della metropolitana e dei treni per evitare che i passeggeri si facciano male salendo o scendendo dalle carrozze. Uomo avvisato mezzo salvato, anche in UK!

Saturday, 20 October 2012


Enough is enough!

Comprereste un uovo di Pasqua a Gennaio? Ed un vestito di carnevale a Novembre? No, vero? Ed allora perché i supermercati ed i centri commerciali pensano che dovremmo cominciare a comprare i Christmas pudding a Ottobre? Perché vedo già rotoli di carta natalizia per incartare regali che ancora non ho neppure pensato a comprare? E perché i giornalini del supermercato hanno già le pagine centrali dedicate a come cucinare il Christmas turkey e, of course, su come ordinarne uno da loro?

Lo so, mi sa mi sono già lamentato di questo andazzo ma qui di anno in anno l'effetto peggiora. Se di solito l'oggettistica natalizia sbocciava a fine Novembre, l'anno scorso è apparsa sugli scaffali subito dopo Halloween. E quest'anno non c'è stato il tempo di strappare Settembre dal calendario che sono comparsi stands dall'immancabile colore rosso e bianco.

Ricordo una pubblicità italiana che diceva che il Natale quando arriva arriva. Ebbene, no. A beneficio di tutti i direttori del marketing ricordo che il Natale arriva il 25 Dicembre, e quello che c'è prima è il gusto dell'attesa, il nostro sabato del villaggio, un tempo dolce che non può essere dilatato all'infinito, pena la saturazione.

Tutti conosciamo i rudimenti dei meccanismi di vendita e la creazione, spesso surrettizia, del bisogno, per cui possiamo facilmente capire perché gli interessi commerciali, e i centri che ne rappresentano la concretizzazione fisica, alterano il calendario a loro beneficio, ma perché dovremmo passivamente accettarlo?

Quindi ho deciso che "enough is enough"! Ovvero quando è troppo è troppo - notando en passant che gli inglesi sono moderati e non hanno un "too much is too much", diventano già insofferenti ad enough :).

Apro il mio banchetto in questa virtuale ma pubblica piazza e lancio la mia personale petizione, una battaglia che giocherò sul loro campo, quello commerciale, parlando l'unica lingua che la società dei consumi conosce: il consumo, per l'appunto.

Il sottoscritto Nemo, nato a... residente a..., scientemente si impegna a non comprare nessuna oggettistica natalizia fino al 1º Dicembre come atto di riappropriazione del calendario e delle sue festività.

Tra l'altro una battaglia facile facile, essendo un agire che è un non agire. Consumatori di tutto il mondo, ignoriamoli!

Saturday, 28 July 2012


Connecting the dots

In un pomeriggio di metà maggio, mentre il vostro "man in UK" era a Londra, in fila per la visita alle stanze da cui Churchill guidava la Gran Bretagna durante la seconda guerra mondiale (il Churchil War Rooms, situato nel cuore di Londra, a due passi da Downing Street, Westminster Abbey e St James's Park), ha notato un elicottero con la livrea della bandiera inglese che volava ripetutamente sopra la zona, e ha provato, senza troppo successo, a fotografarlo.

L'elicottero era un AW139 AgustaWestland, qualcosa di cui essere orgogliosi come italiani visto che per una volta è stata l'italiana Agusta a comprare l'inglese Westland (nel 2005 e giù di lì, con il 139 progettato e prodotto prima della fusione).

Le voci sulla cerimonia di apertura dei Giochi parlavano di un filmato in cui James Bond si calava nello stadio da un elicottero, ma solo stamattina, guardando il filmato, ho "unito i puntini".



Anche se è stata una festa tutta inglese che ha giustamente celebrato la britishness, è stato bello ritrovarci un po' di Italia, e pure high tech niente pizza e mandolino per una volta!

GO ITALY!

Sunday, 1 July 2012


To be under the weather

17° nuvoloso, 14° pioggia, 13° cupo, 16° schiarita, 15° ventoso... la musica di accompagnamento di questo giugno appena terminato è stata più o meno questa, un adagio ballato tra i 9° e 16° più che un allegro con o senza brio.

E l'effetto del suddetto clima sul mio fisichetto da europeo del sud, viziato dai 35° all'ombra estivi, non poteva che essere quello, prima o poi, di farmi ammalare.

E' successo lo scorso fine settimana, passato con un fastidioso mal di gola e del tutto senza voce. Un brutto raffreddore, ribattezzato con scherno dalla popolazione femminile man flu e riconosciuto invece, con gradita empatia, come deadly flu dai miei colleghi maschi.

Tralasciando la guerra dei sessi, quando non ci si sente troppo bene, si può utilizzare un più neutro to be under the weather che mi piace molto anche perché la dice lunga, ancora una volta, su cosa ci si debba aspettare dalla unpredictable British weather.

Ci sono stati, come sempre, dei pro e dei contro a restare per un paio di giorni confinato in casa: se da un lato ha favorito alcune piacevoli scoperte, come una Miss Marple d'antan su youtube in Murder, She Said, dall'altro mi ha impedito di vedere Italia-Inghilterra al pub - anche se poi mi sono preso la rivincita gustandomi una Italia-Germania in compagnia di, per fortuna sportivi, colleghi tedeschi.

Stasera invece mi sa che la finale me la seguo da casa. Pizza surgelata e italica Peroni. Tiepida, in onore alle tradizioni inglesi e dei 16° previsti per le otto.

FORZA ITALIA!

Wednesday, 23 May 2012


To draw an error

Qualche mese fa una mia amica siciliana ha scritto alla BBC per lamentarsi del fatto che in una loro trasmissione abbiano affermato che la Sicilia disti pochi chilometri dall'Italia. Ovviamente la polemica non è su quanto disti ma sul fatto che la Sicilia sia Italia e quindi non ne possa distare.

Recentemente la BBC le ha mandato una compita risposta dove i "thank you", i "sorry" e gli "apologise" si sprecano. Ho avuto il permesso di riportarla qui integralmente:

Thank you for contacting us about ‘Sicily Unpacked’ shown on 13 January.

We apologise for the severe delay in replying. It was caused by an admin error and we’re very sorry for this.

We understand you felt it was incorrect to state that Messina is a few miles away from Italy when in fact it is part of Italy.

We apologise for this mistake, you are correct and we did of course mean to say “Italian peninsula”.

At the BBC we go to great lengths to ensure accuracy in all of our journalism. However, as we're sure you can appreciate, occasionally mistakes occur. We are sorry if this caused you any offence and we hope that this explanation helps to assure you that we have taken your concerns seriously and made them readily available to all the relevant editorial staff.

Thank you for drawing this error to our attention and for taking time to contact us.

Kind Regards


Dal punto di vista dell'inglese mi sono piaciute due espressioni che non conoscevo: to go to great lengths e to draw an error.

L'errore invece mi ha ricordato quel vecchio slogan di un mobilificio che recitava "consegna in tutta Italia, isole comprese", dove quel pleonastico isole comprese, mi sembrava sottolineasse che non fosse per niente scontato che l'Italia tutta comprendesse anche le isole.

Però, però...Com'è che la BBC è caduta in questa svista? Ok, loro dicono che con Italia intendevano la penisola Italiana ma per me la spiegazione è più sottile ed inconscia.

Saprà di classica dietrologia italiota ma la mia idea è che gli inglesi, isolani pure loro, abbiano semplicemente trasposto sulla Sicilia e l'Italia il loro modo di sentire la loro condizione. Una pubblicità di un servizio di pulmann che circola in queste settimane nella metropolitana di Londra può rendere l'idea di cosa penso: leggete la scritta nel disco rosso.


"Megabus.com also goes to Europe"?? Sorry for drawing this error to your attention ma in Europe, volenti o nolenti, ci siete già!

Saturday, 31 March 2012


(S)He loves me / loves me not

E' arrivata l'estate!!

Ed è già finita!!!!

Una settimana incredibile, quella appena passata: cielo blu, sole, una ventina di gradi; avessi potuto avrei preso ferie perché sarà anche vero come ci hanno insegnato degli amici tedescofili che "non c'è brutto o bel tempo ma solo un modo giusto o sbagliato di vestirsi" ma a me mica hanno convinto!

Oggi invece è tornato il grigiore e il freddo, pare rimanga così per un po'. Vabbé siamo in fase di transizione, dopo tutto la primavera è appena iniziata...

Nei giorni scorsi comunque ne abbiamo approfittato il più possibile ed anche il giretto post-prandiale si è spinto al di là di quelle psicologiche colonne d'Ercole rappresentate dai cancelli aziendali, lungo una strada punteggiata da tante - un po' anonime - casette, ciascuna con il suo curato giardinetto.

In uno di questi ho notato alcune margherite e mi è venuto in mente il vecchio giochino del m'ama non m'ama e mi sono chiesto se viene fatto ancora, o meglio se è possibile farlo ancora perché chi abita in città dove le trova le margherite?

Nel caso ne troviate, ecco alcuni fondamentali per una fruttuosa, benché vagamente guidata, sfogliatura:

- in inglese (s/he loves me / loves me not), italiano (m'ama / non m'ama), spagnolo (me ama / no me ama ) e tedesco (Sie liebt mich, sie liebt mich nicht) avete il 50% di probabilità di essere amati. Più precisamente, e considerando che di solito si parte ottimisticamente con "m'ama" avete 0% se la margherita ha un numero di foglie pari, 100% se dispari.

- in francese (Il/Elle m'aime...Un peu...Beaucoup...Passionnément...A la folie...Pas du tout...) si passa da un sistema binario si/no, l'amore c'è o non c'è - non ci sono vie di mezzo - ad un ventaglio di nuances affettive: le probabilità di un risultato almeno parzialmente positivo balzano all'80% e ve la passate male solo se il numero delle foglie è multiplo di cinque (sempre nell'ipotesi di partire dall'inizio della filastrocca).

Love deriva dal tedesco (ed in effetti love/liebe un'assonanza la hanno) che a sua volta riprende una radice indoeuropea di cui qualcosa è rimasto anche nel latino libet (piace/è gradito) e libido (passata in italiano senza cambiamenti).

Senza arrivare all'amore, se questo blogghino vi piace, da adesso potete essere aggiornati anche da facebook.

So...do you like me / like me not? :P

English and its neighbours
love (noun): amore m [I] Liebe f [D] amour m [F] amor m [E] amor, -ōris [L]
love (verb): amare [I] lieben [D] aimer [F] amar [E] amo, -as, amāvi, amātum, -are [L]

Friday, 27 January 2012


Silence is golden

Avevo pensato di conservarmi Silence is golden per una settimana in cui non avessi avuto tempo di scrivere. Sarebbe stato un post facile, ed anche coerente. Titolo: "Silence is golden". Fine.

Pero' e' un'espressione interessante e mi piace spenderci sopra due parole.

Intanto il modo di dire e' di quelli che se uno si lancia in un traduzione letteraria (Silence is gold) quasi ci azzecca ma sbaglia. Insomma un subdolo, false "true friend".

Poi, silence is golden l'ho imparato dal titolo di una recensione su The Artist, film che e' finalmente arrivato anche in UK, e che sto spassionatamente consigliando a chiunque mi capiti sotto mano, per cui anche voi.

Non sapevo niente del film (ultimamente ho smesso di leggere i dettagli delle trame, preferisco la sorpresa) a parte che fosse in bianco e nero, muto, e che meritasse di essere visto. Ed e' stata davvero una sorpresa, uno dei film piu' piacevoli visti recentemente: divertente, originale, intelligente, ben recitato. E molto charming, come lo definiscono qui.

Infine silence is golden e' un'espressione interessante anche per un altro motivo, a cui ho pensato solo quando ho iniziato a scrivere il post: con silence che viene dal latino silentium e golden che deriva dal tedesco gold (a sua volta da una radice indo-europea: ghel-giallo) rappresenta una bella sintesi delle diverse radici della lingua inglese.

Insomma io ed un tedesco (senza conoscenza alcuna dell'inglese, caso di scuola si potrebbe dire) di fronte a silence is golden capiamo senza sforzo meta' (diverse) della frase. Bello no?

PS: per motivi personali e professionali, le persone che mi ritrovo a frequentare sono principalmente di lingua inglese, francese, spagnola, tedesca (ovviamente una volta esclusi gli italiani). Per imparare qualche parola in piu' di queste lingue (o per rinfrescarle), e per evidenziare meglio come si relazionano, terminero' i post traducendo una o piu' parole del titolo in queste quattro lingue, aggiungendo il latino per un po' di sano orgoglio. Confido che, se mi sbaglio, mi corriggerete!

English and its neighbours
silence: silenzio (I) die Stille (D) le silence (F) el silencio (E) silentium (L)
gold: oro (I) das Gold (D) l'or (F) el oro (E) aurum (L)

Friday, 6 January 2012


There is no second chance to make a first impression

Appunti dal viaggio di andata. UK -> Italy

There is no second chance to make a first impression: non c'e' una seconda opportunita' per fare una prima impressione.

Ed allora perche' all'aeroporto di Fiumicino, per indicare un dislivello nel pavimento, invece di un semplice e scorrevole "uneven floor" e'stato preferito "unevenness floor"? Bisognava per forza tradurre i sostantivi con i sostantivi?

Perche' il biglietto del treno-navetta che collega l'aeroporto con la stazione (chiamato tra l'altro Leonardo Express, mica Fiumicino Express, tanto per facilitare la vita al turista) per spiegare che puo' essere indistintamente usato in direzione aeroporto o stazione, non trova niente di meglio di un "o viceversa" tra l'altro dimenticando pure la r di or?

Ok, io sono pignolo, non sono queste le cose importanti in un aeroporto, ma qualcuno quelle approssimative traduzioni le avra' pure controllate ed avallate. Perche' questa gratuita sciatteria?

Friday, 5 August 2011

There is no I in team



There is no I in team, una bella frasina che mi insegno' una collega inglese quando ancora lavoravo in Italia, andrebbe incisa su una placchetta e consegnata, con voluta solennita', al momento dell'investitura di capi e capetti affetti da ego eccessivo.

Adesso pero' il capetto sono io: da ingegnere hands-on che si confronta con il debugging di software o con le insidie della manipolazione di grandi quantita' di dati, sono mutato in uomo-meeting che si deve destreggiare tra il caledario di outlook e una presentazione powerpoint.

Pero' questa e' anche l'occasione per applicare ad un progetto decisamente challenging (parolina molto gettonata da queste parti) i concetti appresi al corso per piccoli manager: delegare, motivare, pianificare, comunicare, il tutto senza perdere di vista il "delivery on time" un compito, quest'ultimo, rilassante come per un pizza express far arrivare a destinazione la pizza ancora calda nell'ora di punta, sotto la pioggia e con l'unica strada percorribile bloccata causa lavori.

E poi cercare di farlo in una approccio attento al team, che individui ed esalti i punti di forza dei singoli ma provi anche a rimediarne o limitarne le mancanze, e proponendo un approccio coinvolgente e collaborativo che motivi i membri del gruppo a percorrere il fatidico extra mile (altra parolina molto gettonata).

Collaborativo e coinvolgente, certo. Ma non consociativo, perche' come mi ha insegnato recentemente un altro collega inglese: There is no I in team, but there is an M and an E!

Thursday, 21 July 2011

World of mouth



Non mi piace fare pubblicita' e certi progetti probabilmente non ne hanno neppure bisogno, ma per iTunes U un po' di passaparola (world of mouth) si addice.

Me lo consiglio' un amico a cui avevo chiesto informazioni su come si scrivono le apps per IPhone. Ci sono infatti due tipi di persone: quelle che quando vedono un IPhone pensano "ganzo, lo voglio!" (o "bello lo voglio", nel caso non siano toscani) e le altre, un po' piu' nerds delle precedenti, che pensano "voglio programmare qualcosa con quello!". Ovviamente, come puo' immaginare chi segue questo blog, Nemo rientra per carattere e curriculum nelle seconde.

Essendo il tempo oltre che galantuomo, tiranno, il proposito e' rimasto purtoppo nel cassetto virtuale dei desideri. Comunque, per gli altri smanettoni in giro, informo che su iTunes si trovano delle seguibilissime e gratuite lezioni della Stanford University: "IPhone Application Development".

Sempre su ITunes U qualche giorno fa ho trovato degli originali e spiritosi cartoons sulla storia della lingua inglese The History of English in Ten Minutes. Per chi fosse insofferente alla mela californiana, gli stessi si trovano anche su youtube.

Includo il primo capitolo per invogliarvi. Ad esempio scoprirete da che ceppo linguistico derivano Thrust e Drag (due paroline importanti per Nemo...)

Wednesday, 5 January 2011

When in Rome do as the Romans do 2/2



When in Rome do as the Romans do significa che quando si e' in un posto nuovo e diverso bisognerebbe adeguarsi ed adottare i costumi locali.

Anche se viene inteso come un modo di dire che sprona a provare cose nuove io lo trovo un po' conformista, un po' Zelig (the Allen way).

E' un modo di dire a cui sono particolarmente affezionato perche' fu il primo che imparai, diversi anni fa, su una grammatica americana che la mia insegnante di allora mi regalo'.

Oggi che i tempi sono cambiati una rapida ricerca in rete mi ha permesso di scoprire che la sua origine e' latina:

Cum fueris Romae, Romano vivito more. Cum fueris alibi, vivito sicut ibic.

La versione latina e' citata ad esempio nell'opera di Jeremy Taylor "Ductor Dubitantium" (titolo completo Ductor Dubitantium or The rule of conscience in all her general measures; serving as a great instrument for the determination of cases of conscience) di cui, per gli appassionati, googlebooks ha la versione completa in rete.

Per i pigri invece ho estratto il pezzo in questione:

§ 5. He that fasted upon a Saturday in Ionia or Smyrna was a schismatic; and so was he who did not fast at Milan or Rome upon the same day, both upon the same reason;
Cum fueris Romae, Romano vivito more :
Cum fueris alibi, vivito sicut ibic.
because he was to conform to the custom of Smyrna, as well as to that of Milan, in the respective dioceses.


Infine per esercitare l'orecchio, un contributo di Barbra Streisand che gratifichera' molto l'uomo italiano (soprattutto quello del punto 2 del post precedente).

When in Rome do as the Romans do 1/2



Da quando uneasyJet ha tagliato le rotte su Pisa, Nemo, per i suoi rientri in Italia, ha scelto come base Roma dove alcuni amici vivono e generosamente lo ospitano. Nella sua ultima permanenza romana Nemo ha osservato che:

1) nella capitale di una nazione la cui lingua permette il lusso del Lei, ti danno tutti del tu.

2) alcuni uomini italiani sono proprio come lo stereotipo li rappresenta:

Esterno giorno, pieno centro, uomo sulla cinquantina in compagnia probabilmente di alcuni colleghi di lavoro a ragazza vestita in modo appariscente: "ciao!"
Lei si gira con la stessa curiosita' ed incuranza con la quale ci si gira quando si sente il suono di un clacson.
Lui, gongolante agli amici, "an' vedi che se' gira pero'!"

3) sulle scale mobili si tiene la destra e si sorpassa a sinistra, prova inequivocabile di un'usanza importata ma evidentemente acquisita.

A scanso di equivoci, Nemo si e' comportato as the Romans do solo per il terzo punto.

Friday, 10 December 2010

Like a pig in mud



Dear blogfriends,

Come va? Voglio dire, come va con lo shopping natalizio?

Vi siete lasciati prendere dalle atmosfere di stagione e gironzolate spensierati e leggermente imbambolati tra le casette in legno dei mercatini di Natale riscaldandovi con un bicchiere di mulled wine o siete gia' arrivati anche voi alla soglia di saturazione zuccherina?

Perche', non so in Italia, ma qui non hanno fatto in tempo a togliere i festoni di Halloween che ci siamo ritrovati immersi nelle atmosfere di Natale, almeno in quei buchi neri commerciali che sono i malls. Quindi io sono gia' saturo due settimane prima di iniziare. Davvero, un altro Xmas carol e mi converto al punk rock.

Detto questo, ammetto pero' che, complice anche il fatto che per i regali da spedire non ci si puo' ridurre al 24, da qualche settimana ho iniziato a dare un'occhiata in giro.

La prima sessione di acquisti non e' andata esattamente a buon fine, o forse anche troppo perche' piu' che altro ho comprato cose per me, tra cui queste tre grosse mugs (finalmente niente piu' cup refill!) che riportano modi di dire inglesi.

Dopo tutto come potevo resistere considerando gli argomenti di questo blog? Sono contento come un maialino nel fango!


PS: esiste anche l'espressione as happy as a pig in mud. Torna l'annoso problema di quando usare as e quando usare like...

Saturday, 6 November 2010

Bob’s your uncle



Dear friends, dobbiamo resistere.

A volte verrebbe voglia di mollare, di chiudere il blog e passare il tempo libero con gli amici o facendo piu' sport pero' non c'e' niente da fare, chi possiede questa lingua ha un vantaggio evidente, al limite della concorrenza sleale, per cui bisogna resistere.

Lo so, non dico niente di nuovo. E' solo che qualche settimana fa mi sono imbattuto in un ironico articolo di FT sulle conseguenze vantaggiose per gli Inglesi del fatto che noi (noi intesi come non native english speaker) non parliamo "a proper english" ma una sorta di globish.

Un inglese povero, noioso, privo di modi di dire e, ancor peggio, parlato ad un livello tale da far concludere al giornalista che, durante un convegno cui partecipava, gli inglesi "...weren’t more intelligent than the foreigners, but they sounded it".

Ed allora ho pensato che non possiamo mica dargliela vinta cosi' facilmente! Perche' noi forse saremo anche mediamente piu' colti, ma se poi non possiamo esprimere i nostri concetti con sufficiente proprieta', se non abbiamo le parole per dirlo, dove andiamo?

Ed allora, anche se i suddetti Inglesi non studiando - quasi scientemente - lingue straniere praticamente obbligano noi ad accollarci tutto lo sforzo comunicativo, continuiamo a studiare inglese.

A la guerre (linguistica) comme à la guerre e Bob’s your uncle.

PS: "Bob’s your uncle” means everything will be OK.

Wednesday, 30 June 2010

Chicken and egg




Torno a scrivere dopo una breve assenza dovuta ad insperate e prolungate giornate di sole: era dal 2006 che non si vedeva un'estate cosi'!

E torno a scrivere prima di una un po' piu' lunga assenza causa "well deserved", come si dice qui, ferie. Che io mi ostino, da bravo europeo del sud, a fare in estate, quando a dir la verita' l'estate e' l'unico momento in cui converrebbe non andarsene!

Avevo pensato di scrivere un post su un modo di dire che ogni tanto sento usare: chicken and egg, che in inglese e', manco a spiegarlo, il modo di chiedersi se sia nato prima l'uovo o la gallina.

L'aggancio era un'abitudine degli inglesi che mi da molto fastidio, ovvero che mentre mangiano puo' capitare che per pulirsi le dita se le mettano in bocca. Per quello che ho potuto vedere e' un atteggiamento comune, diffuso, interclassista e socialmente accettato. Invece a me vedere quelle dita inizialmente ricoperte chesso' del sale delle crisps uscire dalla bocca leggermente umidicce mi crea un senso di rigetto.

La scena mi si e' ripresentata qualche sera fa, a cena in un ristorante molto carino e d'atmosfera, quando un'amica inglese ha pensato bene di pulirsi le dita senza usare il tovagliolo. E' ed allora che pensato "ecco perche' il tovagliolo spesso manca in tavola, tanto non serve!". E mi sono cosi' chiesto se fosse nato prima il gesto di leccarsi le dita o l'abitudine di fare a meno del tovagliolo. Chicken and egg appunto. O meglio finger and napkin :)

Avevo pensato di scrivere il mio ultimo post pre vacanze su questo modo di dire, ma poi ho deciso che sarebbe stato brutto lasciare per un buon mese (ferie lunghe quest'anno, sono stato estremamente parco finora) il blog con un post dal sapore (e le dita non c'entrano ;) antibritish.

Per cui e' nato, come diversivo, il post sopra.

Sunday, 18 April 2010

Cut the hay until the sun's out




Bisogna tagliare il fieno finche' c'e' il sole.

Insomma sfruttare le occasioni, non rimandare. Affermazione valida sempre ed ovunque ma soprattutto in UK.

Sono due settimane che "sun's out", con cielo terso e blu praticamente tutti i giorni (weekend inclusi thanks God!) e temperature moderatamente calde: non abbiamo ancora raggiunto i 20 gradi ma ci siamo vicini.

Bisogna ammetterlo, l'Inghilterra quando c'e' bel tempo si trasforma, l'atmosfera cambia, diventa quella di una festa spontanea, con tutti che improvvisamente escono dalle loro tane e si riversano nei parchi o nei loro giardini, organizzando di tutto, purche' sia all'aperto.

Anche per me e' stata quindi l'occasione per un po' di sana sana attivita' outdoor, un po' di corsa (ho una 10k terribilmente vicina, e non sono per niente in forma), un pic-nic (con accento sulla prima i, please), per un bbq nel mini patio di casa mia, per rilassarsi su un paio deckchairs appena , e ottimisticamente, comprate, e per mettersi, la prima volta non ricordo da quanto, una camicia a maniche corte.

Tutto questo per dire che se nei prossimi giorni continuate a non vedermi in giro per blogs, sapete dove sono ;)

PS: Cut the hay until the sun's out e' la versione sentita da un mio collega, il vocabolario riporta make hay while the sun shines

Friday, 2 April 2010

It takes two to tango




It takes two to tango l'ho sentito recentemente dire, nella sua traduzione "bisogna essere in due per ballare il tango", ad Emma Bonino.

E' un modo di dire che in italiano non avevo mai sentito prima, mentre in UK e' molto noto, tanto che l'Economist, che spesso gioca con i titoli, per parlare delle relazioni tra Cuba e US tempo fa titolo' un articolo 'it takes two to rumba'.

La sto prendendo un po' larga, ma in realta' vorrei approfittare di questo post per accennare al rapporto uomo-donna in UK.

Come sa chi segue questo blog, qui a Bristol ho iniziato un corso di tango, cosa che, lo ammetto, e' un po' come andare a vivere a Buenos Aires ed iscriversi ad un corso di golf, ma tant'e'.

Si da' il fatto che la settimana scorsa una collega del corso mi abbia proposto di andare ad una milonga fuori citta' con lei. Non ci sarebbe niente da sottolineare se non fosse che e' sposata e ha due bambine piccole. Ed ancora non ci sarebbe niente da sottolineare se non fosse che io mi immagino la stessa scena in Italia : "caro, stai tu con le bambine venerdi sera che io vado a ballare il tango con un amico spagnolo?". Mmmm...come mai non mi suona bene?

Forse perche' ricordo ancora quando vivevo a Gallarate e si era parlato con un'amica di iniziare un corso di salsa. Il ragazzo (sicilano, perche' se stereotipo deve essere, stereotipo sia) con cui aveva appena iniziato ad uscire le disse: o me o il corso di salsa con lui.

Potete immaginare come e' andata a finire...

Thursday, 18 February 2010

Taking into account




Oggi mi sono imbattutto in un documento in cui c'era scritto taking into account, ed una finestra mi si e' aperta sulla memoria.

Questa era l'espressione con cui, quando lavoravo in Italia, prendevamo in giro il nostro capoufficio, che qui si chiamerebbe skill group leader o task leader...come al solito l'inglese regala una patina di glamour ed efficienza :)

Il motivo e' semplice: quando gli capitava di dover parlare inglese era capace di infilare quattro o cinque taking into account in mezz'ora di meeting.

Divento' un vero e proprio tormentone, soprattutto quando arrivarono a lavorare nel nostro ufficio degli inglesi e ci rendemmo conto che "prendevano in considerazione" questa espressione molto raramente.

La frase in effetti non e' sbagliata, ma a noi europei continentali piace davvero tanto.

Come controprova quando in un documento leggo un taking into account controllo sempre il nome dell'autore e nove volte su dieci non e' stato un inglese a scriverlo!