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Saturday, 2 March 2013


Instructions

Oggi parliamo di un tipico aspetto della cultura inglese, che potrebbe essere classificato sotto il nome di "non dirmi che non ti avevo detto come procedere", apprezzabile in linea di principio, ma ormai completamente degenerato nel ridicolo.

Perché io capisco e condivido che nella gestione di un Paese così ricco di culture provenienti da tutto il mondo non si possano dare per scontati comportamenti e usanze, e per cui sia apprezzabile che, per esempio, a Londra delle scritte per terra (look right, look left, con tanto di freccia, per chi non se la cava ancora con l'inglese) ricordino al forestiero pedone in procinto di attraversare la strada da quale direzione le macchine potrebbero arrivare, ma non capisco perché un automobilista non dovrebbe sapere che al rosso ci si ferma:



Ci sarei anche passato sopra, su questo lapalissiano cartello, figlio di quella cultura di cui dicevamo all'inizio, se non fosse che da qualche giorno ho visto un nuovo cartello in giro:



Ed allora io mi immagino il lungo dibattito al Ministero dei Trasporti in cui esperti del traffico e della comunicazione si interrogano sulla completezza logica dell'affermazione "when red light shows wait here" per concludere che quel segnale, implicando solo che i veicoli si fermino, senza dare alcuna indicazione su quando sia lecito ripartire, rischi di mettere il Paese di fronte a code infinite ma giustificate, dirò di più, quasi sconsideratamente sollecitate dall'autorità e che bisogna lanciare subito, senza indugi, una campagna di ritiro dei vecchi cartelli, logicamente difettosi, per sostituirli con un inequivoco "wait here until green light shows".

Però non posso, da cittadino attivo, non pormi una domanda: e se la lampadina del verde si è fulminata? Statisticamente ogni tanto accadrà. Ecco si, domani mando una mail suggerendo un nuovo, ultimo cartello, "aspettare qui fino a che non appare la luce verde - solo in caso di semaforo funzionante".

PS: instruction, così come instruct, instructor e affini derivano tutti da instrŭĕre (instrŭo, instrŭis, instruxi, instructum, instrŭĕre)

Friday, 22 February 2013


Petulant/e

"Now it's you acting as a petulant child!"

Stavamo facendo il rituale giretto attorno all'edificio con i colleghi, dopo pranzo, quando la parola petulant, insieme alla frase che la portava in grembo, si è distinta dal rumore di fondo della conversazione che un paio di mie colleghe inglesi stavano tenendo (e che non era un acido dissidio tra di loro, in realtà il soggetto in questione era il marito di una delle due).

Con scarsa empatia sia nei loro confronti che del suddetto marito, Nemo ha solo pensato: petulant/petulante, interessante, molto latina come parola.

Ed eccomi qua a cercare petulant sull'Oxford Dictionary e sul dizionario latino, scoprendo che viene da pĕtŭlans e che è legata a sua volta a pĕtĕre (pĕto, pĕtis, petii, petitum, pĕtĕre) chiedere, di cui mi viene da pensare discende anche petizione, e a farci un post sopra, visto che Violin/o è stato a lungo su facebook il post più virale prima di cedere il passo a Love at first sight a conferma che niente vende come il sesso ;)

Ecco quindi una nuova lista di parole facili facili, perché in inglese si ottengono semplicemente togliendo la 'e' final/e.

animal/e
opinion/e
different/e
important/e
mission/e
question/e
innocent/e
pertinent/e
natural/e
convenient/e
present/e
suggestion/e
urgent/e
vision/e
television/e
magnet/e
agent/e
social/e
usual/e
discussion/e
confusion/e
professor/e
moral/e
vital/e
ideal/e
prudent/e
question/e
recent/e
decision/e
material/e
gradual/e
aviator/e
original/e
art/e
illusion/e
artificial/e
conclusion/e
virtual/e
religion/e
evident/e

Saturday, 9 February 2013


Any preference?

Che la legge non sia proprio uguale per tutti, nonostante l'opposto sia assicurato a chiare lettere nelle aule di tribunale (e chissà se ci sarebbero gli estremi per una causa per pubblicità ingannevole) penso sia una verità con cui ognuno si sia prima o poi, in maniera diretta o indiretta, confrontato. Però che anche la legge elettorale non fosse uguale per tutti, questo non me lo sarei mai aspettato.

Giovedì scorso mi sono arrivate dal Consolato di Londra le schede elettorali ed ho scoperto che, noi votanti nelle circoscrizioni estere, possiamo esprimere delle preferenze sui candidati. Da noi la legge n. 270 del 21 dicembre 2005, altresì familiarmente nota come "il Porcellum", non si applica, bensì abbiamo una legge elettorale ad hoc.

E qui, azzardando una disamina etimo-sociologica per la quale evidentemente non ho i titoli, secondo me ci sarebbe da dirla lunga sul fatto che il termine sia diventato, per quanto pessima nelle intenzioni e nei fini possa essere la legge stessa, tanto popolare e che un intero Paese, classe dirigente in testa, accetti, seppur con sarcasmo, di riferirsi ad essa, una delle leggi fondanti della sua democrazia, quella elettorale appunto, con la parola "porcellum" e poi si fermi lì, senza fare niente, come se la sola appellazione negativa avesse delle proprietà traumaturgiche o limitasse le responsabilità di chi non fa niente per cambiarla avendone i mezzi. Insomma non riesco ad immaginare che gli Inglesi, ancora, classe dirigente in testa, potrebbero per anni accettare di avere una "piggy electoral law" e magari riderci su. Chiusa parentesi, altresì familiarmente noto come pippone.

Così ieri sera, mentre il mio omonimo atmosferico purtroppo imperversava su New York, mi sono dedicato a più miti attività, con accanto solo una tazza di tea, l'inciso è per gli affezionati, ovvero spulciare i candidati delle liste papabili. Esercizio lungo, perché colpevolmente non mi sono informato fino ad ora sui candidati, in certi casi frustrante, visto la pochezza di materiale in rete su alcuni, in altri deludente vistone la qualità.

Preference come si può facilmente immaginare, vuol dire preferenza, e la somiglianza è dovuta ancora una volta, nell'origine latina: praeferre (præfĕro, præfĕrs, prætuli, prælatum, præfĕrre), portare avanti.

E, visto che la preferenza sposta il potere decisionale nella direzione del cittadino, dopo la campagna "Il Natale a Natale" e "Conosci i tuoi diritti" (commerciale versione mestamente contemporanea del più salvifico Conosci te stesso), posso sicuramente portare avanti l'idea che "Preferisco la preferenza!"

Tuesday, 4 September 2012


Optional

"Ho sentito che lunedì prossimo è festa in India, è vero?" chiede Nemo alla fine della conference call, "Si, ma noi ci siamo, la festa è opzionale". "Come opzionale? Che vuol dire opzionale?" E siccome gli ingegneri a volte sono come i carabinieri, a domanda mi hanno diligentemente risposto: "Opzionale vuol dire che puoi prenderla oppure no". "Si si, certo...ecco io intendevo perché è opzionale...". "E' opzionale perché è una festa religiosa".

Interessante!

In effetti in un Paese in cui convivono induismo (80.5%), islamismo (13.4%), cristianesimo (2.3), sikhismo (1.9%), buddismo (0.8%), jainismo (0.4%) - dati da Wikipedia - più sette varie, non si può far festa tutte le volte che c'è una festa.

L'idea della festa opzionale mi piace, chissà se anche in Europa, dove domina una sola religione, si arriverà a tale rispettosa apertura.

Soprattutto considerando che, ormai, per molti Europei, il Natale ha perso ogni connotato religioso per diventare festa puramente consumistica e che, stranamente, proprio in Italia, cuore della cristianità, lo Stato non aiuta la spiritualità della festa suddividendo lo stipendio in 13 mensilità e dando la tredicesima proprio prima di Natale. Perché non darla a Luglio prima delle vacanze estive? Anzi, ancora meglio, facciamo che la tredicesima me la scelgo io in che mese la voglio, oppure facciamo come in UK, Francia, Germania e chissà quanti altri Paesi, dividiamo per 12, che sono abbastanza grande da gestirmi da solo!

Optional ed il sostantivo option vengono dal latino optio. Optio è anche un grado dell'esercito romano: attendente del centurione. Wikipedia riporta "sembra che optio avesse anche la responsabilità di sostituire il centurione nel caso in cui esso fosse stato ucciso o, comunque, impossibilitato a operare, ovvero ne era la sua opzione".

Suggestivo ma non provato. Don't quote me!

Friday, 8 June 2012


Art

Lo squalo è lungo, più lungo di me e con le fauci completamente aperte.

Mi avvicino, lo guardo con attenzione, lo esamino quasi. La pelle grigiognola, l'interno della bocca bianchissimo. Dovrebbe incutere timore ma gli occhi spenti e la pelle raggrinzita comunicano un'aria stanca, un po' sonnacchiosa: più che aggressivo mi sembra uno squalo che sbadiglia. Anzi nemmeno quello, perché anche un pigro sbadiglio ha pur sempre una sua lenta dinamica, mentre questo squalo è immobile, bloccato in una sorta di fermoimmagine tridimensionale, prigioniero in un acquario di formaldeide che è la sua trasparente bara di vetro.

Attorno, le pareti della stanza sono tappezzate da sottili vetrine multipiano, contenti pillole medicinali accuratamente allineate in singola fila su ogni ripiano. Tanto asettiche, neutre ed anonime quanto una malattia puo' essere invece infettiva, dolorosa, personale.

E poi ci sono i pesci morti, anch'essi annegati (ammesso che lo si possa dire per un pesce) in una soluzione di formaldeide. Ognuno nel suo parallelepipedo trasparente, tutti allineati a destra in un'installazione e, immagino, per amor di simmetria (e di facile fatturato), a sinistra in un'altra gemella.

E poi un portacenere bianco, di forma semplicissima, classica: rotondo, con tre buchette disposte a 120 gradi dove far riposare la sigaretta tra una tirata e l'altra. Un portacenere gigante però, di più di due metri di diametro, pieno di vere cicche - che fanno il loro dovere emanando vera puzza di cicche - e pacchetti vuoti ed accartocciati, ormai inutili, morti pure loro.

E poi la testa mozzata di una mucca con delle mosche che le volano attorno. E sara' anche il ciclo della vita ma è davvero disturbante, e lo sarebbe pure la visione, che lascio agli altri, delle interiora di una mucca tagliata a metà, per lungo, ed esibita in due bacheche tra cui gli inglesi, con innata dedizione alla coda, sfilano pazientemente.

Il tutto inframezzato, forse per riprendere il fiato, da tante tele bianche piene di pallini colorati, anche questi però ripetuti ossessivamente, o quanto meno serialmente: tutti dello stesso diametro, perfettamente tondi e disposti in reticolo, equidistanziati di una lunghezza pari ad un diametro in entrambe le direzioni.

Ed infine, in un'altra sala, completamente buia, "For the love of God" il famoso teschio (di platino) interamente ricoperto da un reticolo ordinato di diamanti. Un'opera dove il sentimento della morte, usualmente indotto dalla visione di un teschio, viene annichilito da una miriade di luci colorate, purissime e vivaci, in cui i diamanti si accendono e si spengono sotto il fascio di luce che illumina il teschio. Un oggettino da undici milioni di sterline di costo di produzione; il valore di mercato è molto fluttuante, quello artistico giudicatelo voi.

Le opere di Damien Hirst, talentuoso e furbo artista concettuale inglese che si confronta con gli universali temi della vita e della morte, sono in esposizione alla Tate Modern di Londra fino al 9 Settembre; "For the love of God", gratuitamente, fino al 24 Giugno.



English and its neighbours
art: arte f [I] Kunst f [D] art m [F] arte f [E] ars, artis [L]




Wednesday, 14 December 2011

Deb(i)t

Tra pochi giorni rientro in Italia per le ferie natalizie e visto che da li' - per la intrinseca ragione sociale del blog, direi - tradizionalmente non scrivo, questo e' l'ultimo post dell'anno.

Non che cio' voglia dire molto: il tempo e' un continuum che abbiamo solo per comodita' suddiviso in pacchetti regolari, e tra due settimane non sara' cambiato niente (a parte qualche scontato chilo in piu' e qualche ancor piu' scontato buon proposito di cominciare una vita piu' sana nei giorni a seguire).

Pero' come si fa a sottrarsi al giochino del guardarsi indietro cercando di racchiudere in un personaggio, un movimento, una parola tutto l'anno passato? Ed allora mi sono chiesto quale potesse essere la parola piu' rappresentativa di questo 2011.

Ho pensato a Royal wedding, all'evergreen eurosceptics o, piu' drammaticamente, alla gia' dimenticata Libya's war ma alla fine ho scelto debt, debito. Anzi debt e debit, perche' in inglese ci sono due parole legate al debito.

Entrambe derivano, senza neppure scostarsene tanto, dal latino debitum (participio passato di debere, declinato dēbĕo, dēbes, debui, debitum, dēbēre). Ma per far luce sulla differenza tra loro, che non mi era per niente chiara, sono ricorso al mio personal panel di colleghi; siamo arrivati a concludere che:

- debt (pronunciata det - silent b) e' sicuramente il sostantivo§ da usare quando si parla di debito (personale o di un Paese) ed in effetti basta aprire un giornale che si legge di greek debt, government debt, Italy must restructure its debt etc...

- debit e' invece principalmente usata come verbo (to debit a customer's account), e come sostantivo (opposto a credit, nei bilanci) ed in 'debit card' (il bancomat).

La parola debito tra l'altro non e' buona solo per rappresentare il 2011, e' anche di stretta attualita': secondo un articolo di FT che cita Scroogenomics, il 30% delle spese di Natale sono pagate con carta di credito (ovvero, a debito) e non prima di fine Febbraio (immagino la statistica si riferisca agli Stati Uniti e sia meno applicabile all'Italia, dove, almeno per gli impiegati, la tredicesima dovrebbe aiutare a coprire queste spese).

Ma vale la pena indebitarsi per i regali di Natale?

Cosi' come sulle etichette dei vini e degli alcolici (almeno qua in UK) si consiglia "please drink responsibly", su quelle dei vestiti o sulle vetrine dei negozi, potremmo scrivere "please buy responsibly". Forse troppo provocatorio e scioccante per la nostra societa' dei consumi (natalizi)?

Sunday, 27 November 2011

Calculator

"Politici e manager senza visione del futuro hanno trasformato l'Italia in una colonia industriale. Per recuperare terreno occorre una politica economica orientata verso uno sviluppo ad alta intensità di lavoro e di conoscenza."

Questo recitava la copertina di un libricino che lessi anni fa: La scomparsa dell'Italia Industriale pubblicato da Einaudi nel 2003 e scritto da Luciano Gallino.

Descrive, in maniera asciutta ed efficace, come le piu' grandi realta' industriali italiane, chimica, aeronautica, automobilistica ed informatica, non siano riuscite nonostante ottime idee o posizioni di mercato importanti a rimanere tali, a non disperdersi in realta' minori, a mantenere l'avanguardia tecnologica.

Parole scritte un decennio fa e di (non?) sorprendente attualita' se si pensa a cosa sta succedendo a Finmeccanica.

A questo libro ho pensato sabato scorso, visitando il Museo del Design di Londra, quando, tra un'iconica cabina del telefono inglese ed una ecologica sedia in cartone, ho visto esposta una calcolatrice portatile Olivetti, la Divisumma18.

Uscita nel 1972 e progettata da Mario Bellini, la Divisumma18, di cui onestamente non conoscevo l'esistenza, era, come sottolineava con giusto orgoglio una pubblicita' del tempo trovata in rete, uno strumento portatile (anche se non delle dimensioni cui potremmo pensare oggi) che permetteva il calcolo delle somme, sottrazioni, divisioni e moltiplicazioni "piu' difficili".

Non era la prima calcolatrice elettronica: Sharp, Sinclair, HP ed altri erano nello stesso mercato, ma la calcolatrice Olivetti aveva anche un'attenzione al design che oggi e' un'idea banale e diffusa per la progettazione di un computer ma che in una calcolatrice degli anni '70 trovo davvero pioneristica.

Con le parole del MOMA: "Bellini was able to link the necessities of the developing electronics industry to contemporary visual culture by emphasizing tactile qualities and taking advantage of the expressive possibilities of such new materials as plastic. Bellini made industrial products desirable by injecting into his designs subtle anthropomorphic references, which stimulate emotional responses. Plastic, leather, or rubber, for example, may have the sensual properties of human skin."

Calculator e' legato, come si puo' facilmente intuire, al latino calculus/calculare. Piu' interessante ricordare, almeno a me, che calculus deriva da calx, calcis (la calce), indicando immagino piccoli sassolini di calce con cui si tenevano i conti. Portatili anche loro alla fine. :)

Sunday, 26 June 2011

Furlong



In un gruppo di studenti di ingegneria ce n'e' sempre uno un po' piu' fissato degli altri con i computer e le applicazioni software.

Ai tempi in cui i sistemi operativi erano poco stabili, gli antivirus inefficienti e le nostre conoscenze scarsine, ricordo dei lunghi sabato pomeriggio passati con uno dei miei amici storici a formattare il mio computer.

Al mio amico, che era il nostro "software focal point" (modo elegante per dire procacciatore di programmi, il che allora implicava viaggiare con buon numero di dischetti nello zaino), piaceva anche trovare e cercare di convincerci ad usare programmini piu' o meno inutili.

Uno di questi era un particolare convertitore di misure, che andava oltre il classico metri/feet o kg/lb convertendo tutto in tutto, ad esempio le lunghezze in misure mai sentite quali il furlong.

Ovviamente sull'utilita' di trasformare i metri in furlong il mio amico e' giustamente dileggiato ancor oggi nei nostri ritrovi, che, causa eta' e miglioramento della tecnologia che ha reso la necessita' di formattazione evento raro, si sono spostati dallo studio di casa al ristorante.

Pero' fossi stato piu' attento, o piu' curioso, un paio di sabati fa, ad Ascot, avrei potuto fare bella figura con gli amici perche' i cavalli corrono su distanze misurate in... furlongs!

Mentre cercavo da cosa furlong derivasse, gia' pronto a scrivere una scontata giaculatoria contro chi non usa il saggio sistema metrico ma si ostina a queste incomprensibili unita' di misura, ho scoperto che il furlong (1/8 di miglio) e' la stessa lunghezza del latino stadium (dal quale potremmo dire "funzionalmente ma non etimologicamente" deriva) e che a sua volta riprende il greco στάδιον (stadion).

Furlong deriva da furth-lang (furrow-long, dove furrow e' il solco, e per estensione, la lunghezza del solco in un lato di un campo di 10 acri - dove un acro corrisponde a 435600 piedi quadrati = 660 X 660 ft = 1 furlong X 1 furlong = 1 stadium X 1 stadium)

Insomma si torna sempre li', e' anche un po' colpa nostra :)

PS: Di Ascot parliamo la prossima volta...

Wednesday, 15 June 2011

Fascinator



Fascinator e' un sostantivo che indica un accessorio femminile: una decorazione quale un fiore, un fiocco, un pennacchio o un qualche sghiribizzo, un'esplosione di forma colore e volume con cui le Ladies inglesi abbelliscono le loro chiome nel tentativo di richiamare l'attenzione dei Gentlemen inglesi e di affascinarli.

Fascinator deriva dal verbo latino fascinare (fascĭno, fascĭnas, fascinavi, fascinatum, fascĭnāre), che vale la pena ricordare significa affascinare si, ma con incantesimi. Stregare, se proprio vogliamo essere corretti.

Che cosa ha a che fare Nemo con un fascinator?

"Mi tieni questo per favore. Grazie. Come mi sta? E quest'altro? Che dici e' forse meglio un cappello? Proviamo un altro negozio dai"

Lo scorso weekend Nemo ha accompagnato un'amica a scegliere un fascinator da accompagnare all'abito elegante che indossera' sabato prossimo per partecipare, con Nemo ed un manipolo di altri 5 temerari antropologi da bar, ad uno degli eventi sociali piu' famosi d'Inghilterra: Royal Ascot, la tradizionalissima e mondanissima corsa di cavalli che quest'anno per di piu' festeggia la trecentesima edizione.

Un appuntamento dove si mescolano interesse per le corse, con premi altissimi, anche piu' di duecentomila sterline per il vincitore, esibizionismo mondano nel Ladies Day (giovedi), snobismo (per i biglietti del Royal Enclosure bisogna aver gia' assistito a quattro edizioni del Royal Ascot ed essere segnalati da un partecipante al Royal Enclosure), eccentricita', a volte parente stretto dello snobismo, rappresentata dai picnics nel parcheggio: due sandwiches ed una Rolls-Royce invece che due cuori ed una capanna.

Il tutto attendendo Lei: Her Majesty the Queen.

Riuscira' il modesto zoom della macchina fotografica di Nemo a catturarne una foto decente?

Appuntamento alla prossima puntata per scoprirlo!

PS: prossima puntata che potrebbe essere tra un po' perche' settimana prossima Nemo andra' ad Amburgo per un training. L'update del blog potrebbe essere rinviato causa bighellonaggio serale per le strade della citta' anseatica.

Saturday, 28 May 2011

Referendum



Ci sono persone che lavorano e vivono all'estero, che frequentano e socializzano con gli abitanti del posto, che si mimetizzano nella societa' conducendo una vita regolare, comune. Poi all'improvviso, un giorno, dal loro Paese di origine arriva un segnale, una richiesta. E loro, cellule dormienti, si svegliano.

Nemo, cellula AIRE 2009, e' stato attivato per la prima volta questa settimana con l'arrivo di un plico in cui si spiegava, con un abbondante uso del grassetto, come votare per i referendum che si terranno in Italia il 12/13 giugno. Il plico conteneva le ormai note, piu' che altro numericamente, quattro schede:

- Legittimo impedimento, verde
- Affidamento e gestione dei servizi pubblici, rosa
- Tariffa del servizio idrico, gialla
- Nucleare, grigia (e se non fosse che non credo sia permessa l'ironia a chi sceglie i colori per le schede, direi che il grigio nube per il nucleare e' una scelta decisamente azzeccata)

Ovviamente i testi dei referendum sono, come da affezionata consuetudine, semplicemente incomprensibili. Quello sul nucleare poi, ammesso che venga fatto, e' decisamente folle: provate ad espandere la voce su wiki e vedrete.

Le schede me lo sono guardate per un po', e' cosi' raro averle in casa, distrattamente appoggiate sulla pila dei giornali, quasi un oggetto familiare tra i tanti, a disposizione per tutto il tempo che si vuole invece di quel rapido contatto, in piedi, durante il cerimoniale laico della votazione.

Su queste schede esprimero' il mio voto tracciando un segno (una croce o una barra), come ricorda la documentazione (ma va? Ed io che ho sempre pensato valesse solo la croce; ma una barra che vuol dire? un segmento? una linea? boh). Per la prima volta inoltre usero' una semplice penna biro blu o nera invece della leggendaria e misteriosa matita copiativa (misteriosa non solo per il funzionamento ma anche per la natura del nome: che c'entra la copia, casomai l'opposto, dovrebbe chiamarsi matita incancellabile. Altro boh).

Referendum e' ovviamente latino. E' un sostantivo ricalcato sul gerundio accusativo del verbo refero (rĕfĕro, rĕfĕrs, retuli, relatum, rĕfĕrre), "riferire".

Guardando al paradigma del verbo e' interessante notare che anche verbi inglesi tipo to refer o to relate siano sempre originati da refero.

Se sul singolare di referendum c'e' concordanza tra italiano ed inglese, sul plurale parrebbe di no. L'Oxford dictionary propone infatti sia un referenda che un referendums mentre lo Zingarelli indica il sostantivo come invariabile.

Negli ultimi anni pero' anche in Italia si e' sentito spesso dire referenda.

Quale sara' la versione giusta? Propongo una quinta scheda! :D

Sunday, 22 May 2011

Seconds



Certo che una confezione da dodici croissants e' tanto, come faccio a mangiarmeli da solo? Poi finisce come al solito, che mi strafogo per finirli prima che si rinsecchiscano. Pero' £2.99 e' un affarone. E poi sono giganteschi e senti che profumo...

Questo pensavo mentre facevo la mia esperienza di spesa estrema, almeno per un single, in un magazzino tipo Metro. Ma alla fine i croissants li avevo comprati e regolarmente ne ho avuto uno di troppo anche domenica mattina scorsa, la mattina dell'annuale Bristol10k.

Tutto bene fino al settimo chilometro quando un senso di appesantimento mi costringe a rallentare il passo.

Cavolo ero su una media di 53, si pero' proprio non ce la faccio. Tea, un croissant ed un po' di cioccolata per l'energia, basta. Non c'era bisogno di un altro crossant con la marmellata, e di quei biscotti, e poi perche' sono andato a letto cosi' tardi ieri sera...

Pensieri confusi si intrecciano mentre il passo rallenta. Poi, piano piano, il ritmo riprende ma ormai il danno e' fatto. Il chip legato alla mia scarpa registra 54 e 28. Ventiquattro secondi in piu' dell'anno scorso. Sembra poco, un niente, forse ci vuole piu' tempo a leggere questo post, e proprio per questo lascia un po' di delusione.

Second e' un true friend, molto simile all'italiano secondo, con l'inglese che ha tolto la vocale finale giusto perche' preferisce far finire le parole con una consonante (consonant per l'appunto).

Ma second non e' molto diversa anche nelle lingue dei nostri vicini o antenati: dall'originaria latina secunda (Secundus, Secundi; della seconda ovviamente :P), dal francese seconde, dal tedesco Sekunde, che ha introdotto la teutonica k, dallo spagnolo e dal portoghese segundo, dal politically correct esperanto Sekundo, che prende un po' da tutti.

Probabilmente ce lo insegnano alle elementari, ma per tutti quelli che hanno una memoria tendenzialmente ram come me, vale la pena ricordare che, according to wiki, la parola latina secunda stava per pars minuta secunda la seconda operazione di divisione dell'ora in parti da 60. Che si distingueva dalla prima operazione, quella della pars minuta prima (da cui finalmente capisco anche perche' a volte si dice minuti primi).

Insomma, 54 (primi) minuti e 28 secondi (minuti).

Appuntamento al prossimo anno. Magari con un po' di spirito olimpico in piu' nell'aria andra' meglio!

Tuesday, 3 May 2011

Census



Se questo fosse un blog che racconta le mie giornate proporzionalmente a come effettivamente le impiego, dopo piu' di un mese di assenza, dovrei ripresentarmi con un post intitolato overtime o stretched.

Il progetto a cui sto lavorando e che avevo ribattezzato, causa la preponderanza di risorse italiane, No English On-board, si e' trasformato in un Never Ending Overtime, ed il tempo e la voglia di scrivere sono state pretty low nel recente, e per di piu' assolato, periodo prevacanziero.

Prevacanziero perche' nell'anno in cui in Italia il calendario smontava ogni possibilita' di ponte, in UK, grazie al matrimonio di chi sapete, abbiamo beneficiato di 10 giorni di vacanza usandone solo 3 di ferie. Dalle quali, per inciso, sono purtroppo appena tornato.

Se questo fosse un blog che "sta sulla notizia" avrei quindi l'alternativa di parlare di "street parties" o di "subjects".

Invece vi propongo Census.

Un mesetto fa, dove eravamo piu' o meno rimasti, ho ricevuto la documentazione per il censimento 2011.

Adesso la mia presenza in UK restera' statisticamente certificata: Domenica 27 Marzo 2011 (giorno usato dal censimento per il loro snapshot) Nemo viveva a Bristol e non aveva ospiti a casa.

Census e' ovviamente latino purissimo: censŭs, censūs; quarta declinazione che, come ricorda wikipedia, "include i sostantivi maschili (in maggioranza), pochi femminili e neutri con tema u". Il plurale invece di restare un semplice e pulito censŭs diventa invece censuses.

La parola census deriva dal verbo censere, valutare, e, ai tempi dei romani, rappresentava l'atto di registrazione dei cittadini e dei loro beni a fini di tassazione fiscale. Poi nel settecento il significato e' evoluto nel senso di censimento della popolazione a fini statistici.

In Inghilterra il primo censimento e' stato nel 1801, e si e' tenuto ogni dieci anni escluso il 1941 (anno in cui c'era ben altro a cui pensare) ma ne fecero uno nel 1939 come WW2 National Registration. Per cui questo e' stato il ventunesimo.

In Italia invece il primo censimento e' stato nel 1861, e si e' tenuto anche li' ogni 10 anni, pero' un paio di volte e' saltato (1891, 1941) mentre sotto il fascismo e' stato fatto una volta con cadenza quinquennale (1936), quindi alla fine quest'anno in Italia ci sara' il quindicesimo censimento. Per l'esattezza Domenica 9 ottobre 2011. Dove sarete? Che starete facendo? Preparatevi!

Wednesday, 5 January 2011

When in Rome do as the Romans do 2/2



When in Rome do as the Romans do significa che quando si e' in un posto nuovo e diverso bisognerebbe adeguarsi ed adottare i costumi locali.

Anche se viene inteso come un modo di dire che sprona a provare cose nuove io lo trovo un po' conformista, un po' Zelig (the Allen way).

E' un modo di dire a cui sono particolarmente affezionato perche' fu il primo che imparai, diversi anni fa, su una grammatica americana che la mia insegnante di allora mi regalo'.

Oggi che i tempi sono cambiati una rapida ricerca in rete mi ha permesso di scoprire che la sua origine e' latina:

Cum fueris Romae, Romano vivito more. Cum fueris alibi, vivito sicut ibic.

La versione latina e' citata ad esempio nell'opera di Jeremy Taylor "Ductor Dubitantium" (titolo completo Ductor Dubitantium or The rule of conscience in all her general measures; serving as a great instrument for the determination of cases of conscience) di cui, per gli appassionati, googlebooks ha la versione completa in rete.

Per i pigri invece ho estratto il pezzo in questione:

§ 5. He that fasted upon a Saturday in Ionia or Smyrna was a schismatic; and so was he who did not fast at Milan or Rome upon the same day, both upon the same reason;
Cum fueris Romae, Romano vivito more :
Cum fueris alibi, vivito sicut ibic.
because he was to conform to the custom of Smyrna, as well as to that of Milan, in the respective dioceses.


Infine per esercitare l'orecchio, un contributo di Barbra Streisand che gratifichera' molto l'uomo italiano (soprattutto quello del punto 2 del post precedente).

Sunday, 13 June 2010

Cohort




Non so perche' ma ultimamente mi sto fissando sulle parole inglesi di origine latina (forse per qualche sorta di "latin pride"?).

Oggi e' la volta di cŏhors (cŏhors, cohortis; plurale cohortes, just in case).

Cohort21 e' l'identificativo della ventunesima edizione di un corso di formazione che sto facendo al lavoro in questi mesi.

Cohors, la coorte, rappresenta un decimo di una legione romana, ma in inglese per estensione e' diventato anche sinonimo di un gruppo di persone accomunate da qualcosa.

Coorte e' anche quella parolina che in italiano non usiamo mai, tranne ogni quattro anni, proprio in questo periodo a dir la verita'.

Gia' girano le email per l'organizzazione, e nelle prossime sere, in qualche pub, intoneremo il patriottico ed orgoglioso papparapapparapappapa' ma anche

"Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò."

...in attesa di una eventuale Italia-Inghilterra, ma se continua cosi' dubito :D

Monday, 24 May 2010

Termini




Che caldo!!

Pensavo non l'avrei mai detto in UK, ma questo we e' lo e' stato: 27 gradi di giorno, 16 gradi ancora a mezzanotte, luce fino alle nove e mezza, noi continentali in maniche corti, inglesi a torso nudo, io 6 gelati in 3 giorni.

Quindi un'unica parola d'ordine: stare all'aria aperta. Nello specifico ho fatto un paio di walkings, insomma sono andato a zonzo per campi con gli amici.

Le walkings sono molto comuni in UK ed ovunque si trovano appositi libricini di passeggiate che descrivono il percorso. Ovviamente per non tradire gli stereotipi spesso punto di partenza e punto di arrivo sono un pub ;)

Una delle possibili passeggiate sul mio librino era cosi' descritta: "A fascinating local walk, mostly on good paths and tracks following sections of the old horse tramway to its termini on the banks of the [river] Avon."

Termini? Questo mi sa di roba nostra ;) Ed infatti viene proprio dal latino terminus (ed hanno mantenuto anche il plurale, anche se il dizionario consente un piu' anglesizzato terminuses). Sta ad indicare la fine della ferrovia o di un'altra via di trasporto o la stazione che la' si trova.

Ho scoperto che terminus e' la parola latina per pietra di confine, e quindi in maniera figurata il confine stesso e che un tal Terminus era il dio latino delle suddette pietre.

Da oggi Roma Termini acquista un sapore molto piu' colto!

Saturday, 27 February 2010

Caveat




Tempo fa, nel post axis axes, abbiamo parlato del legame tra parole inglesi e latine. Non so quanti inglesi, se interrogati, saprebbero indicare un'origine latina per la parola axis. Invece, almeno tra chi la usa, credo che il legame col latino della parola caveat sia molto piu' identificabile. Caveat e' un'altra delle parole inglesi che possiamo imparare "gratis", ammesso di sapere il latino!

Nei giorni scorsi ho ricevuto una mail che diceva "Unfortunately they have not included the caveat that these machines will not be migrated until further notice" (per non farvi impazzire contestualizzo: si parlava di software, le machines sono dei computers e la migration e' da una versione del programma alla nuova).

Ma gia' precedentemente mi ero imbattuto in una frase contente "caveat lector", che Wikipedia traduce con let the reader beware, e che direi potremmo tradurre con "avvertenze per il lettore". Avvertenza in effetti funziona bene anche per tradurre caveat nell'email di sopra.

Pare sia parecchio diffusa anche la formula caveat emptor/caveat venditor (avvertenze per l'acquirente/il venditore), magari nota a chi ha fatto studi legali o commerciali.

A me l'unica cosa che caveat mi ha portato alla memoria e' stata il cave di cave canem, che in effetti qualcosa c'entra perche' da un rapido controllino on line risulta derivi dallo stesso verbo: căvĕo, căves, cavi, cautum, căvēre (guardarsi da) in cui c'e' dentro anche il nostro cauto...ma qui la smetto con i rimandi senno' non finiamo piu'!

Sunday, 13 September 2009

Axis




"A significant number of English words, especially technical words, have been constructed based on roots from Latin and ancient Greek".

Non so quali parole avesse in mente l'anonimo Wikipedian mentre descriveva la parola English; fossi stato io, avrei pensato probabilmente ad axis. Di cui ho scoperto da poco il quasi gemello plurale: axes.

Non ci avevo mai fatto caso alla sottile differenza tra singolare e plurale, ed usavo un po' cialtronamente ora uno ora l'altro...anche perche' queste parole che al singolare finiscono per s mi traggono sempre in inganno!

Axis axes quindi, latino puro, ed ho pensato alla quinta declinazione. Invece a dar retta al vocabolario latino on line e' della terza.

Oddio in effetti, mai stato particolarmente brillante a latino...Al biennio fioccavano i nove ma solo perche' avevamo un'anziana insegnante che si accontentava di aeeamaa come prima declinazione. Quando arrivammo in terza, al primo compito, la nuova insegnante, giusto un attimo meno anziana, ma ora mi viene il dubbio che a quell'eta' lo sembrassero tutte per me, per farci capire che i tempi erano cambiati ci dette una versione impossibile. Presi un volto alto rispetto al resto della classe: 4!

Per provare a rimediare, introduco il tag Latin roots...ovvero come aumentare il proprio vocabolario inglese a costo zero, purche' si sappia un po' di latino pero' ;)