Monday, 21 December 2009

Present




Present tense, the present post, to present the passport, it may present a danger...e finalmente...Christmas present!

Ebbene si, se la soffice bianca inopportuna nevicata che stamani ha ricoperto Bristol non mi mi cancella il volo di oggi pomeriggio, siamo arrivati alle feste ed ai regali di Natale :)

Present...un "presente". Voi che ne pensate di un "presente"? A me proprio non piace, mi sa di italiano vecchio, di piccole cose di pessimo gusto, di "prego, accetti un presente per la sua Signora".

Trovo molto piu' bello e di sapore natalizio la parola strenna. Anche in inglese un present e' indististo, richiede l'aggettivo Christmas per identificarsi. La strenna, anche se non formalmente, accetta ma non necessita del "natalizia"; la sento gia' natalizia di suo. E come mai in UK non hanno l'equivalente della parola strenna?

Pare che l'inglese present, ed il nostro presente, derivino dal francese présenter, nel senso di offrire per l'appunto. Mentre strenna viene dal latino strenă, strenae (della amichevole prima, ci si puo' anche fare bella figura con poco sforzo con gli amici a Natale :)

Strena era un dono di buon augurio (quoting wikipedia "il ramoscello di una pianta - arbor felix - posta nel bosco sacro alla dea Strenia"). Insomma questa volta i romani non sono riusciti ad imporre il loro termine, hanno vinto i francesi ;)

Ma arriviamo a noi.

Visto che la strenna piu' tipica e' il libro, e visto che una delle mie resolutions, inattese, dell'anno scorso era leggere di piu', vi chiedo, come Christmas present, un contributo per titoli interessanti, magari romanzi su cui sono un po' piu' indietro dei saggi, anzi facciamo cosi', il romanzo piu' bello che avete letto nel 2009.

Il mio present invece e' aver ritrovato, per chi non lo avesse ancora visto, il link all'intervista della televisione svizzera a Eco e segnalarvi un paio di titoli che comprero' in Italia:

- Fueye, il suono del tango (fumetto tanghero)
- Esercizi di stile di Queneau

Che resta da dire?




MERRY CHRISTMAS AND HAPPY NEW YEAR
ENJOY YOUR HOLIDAYS
SEE YOU IN 2010!


Saturday, 12 December 2009

Where do you wish to alight?




Sottotitolo: If something can go wrong it will.

Svolgimento (prolisso ma catartico):


Avrei dovuto capirlo subito, fin dall'inizio, da quel "Where do you wish to alight?", che le cose non sarebbero state facili.

Una voce delle mia lunga lista di "cose da sbrigare nel weekend", ovvero in quella parte di tempo libero che, in weekend come questi, andrebbe piu' propriamente chiamato tempo non retribuito, era fare un biglietto del treno per quando saro' in Italia per le ferie di Natale.

Gia' qui si tocca un tasto dolente, perche' ora che Easyjet ha tagliato molti voli, mi tocca atterrare a 300Km da casa. Oddio, e' un suo diritto tagliare le rotte, soprattutto in inverni di crisi, ma ovviamente, e dando sfoggio di politeness, "I'm not happy with it".

Dicevamo prenotazione treno. Che ci vuole? Mi collego alla pagina web di Trenitalia; giusto due caselline da riempire:
- Where are you departing from?
- Where do you wish to alight?

Where che? Alight? Ma che e' alight? Mai visto frasi tanto verbose per chiedere da dove/per dove. Per scrivere qualcosa in un inglese credibile non bastava prendere, chesso' un sito delle ferrovie inglesi e copiare? Leaving from/going to. Oppure dalla gia' citata Easyjet, ancora piu' lapidaria: from/to.

Ma tralasciamo queste sottigliezze linguistiche.

Vado avanti con la prenotazione, e non capisco perche' (o forse lo capisco benissimo) solo le soluzioni che includono Frecciarossa sono prenotabili, quelle che includono i regionali no, sono elencati ma c'e' un bel n/a (not available) accanto.

Ed allora vada per il Frecciarossa se non c'e' altra scelta. Che poi non so se vi e' gia' capitato di usarlo ma e' il solito pendolino ridipinto, mi hanno gia' fregato una volta; ma si arriva sempre prima che con un regionale (fosse solo perche' questi ultimi gli danno precedenza) quindi cedo al ricatto.

Arrivo alla pagina del pagamento, e mi avvertono che se non mi registro non posso procedere. Per cui lo faccio, solo per scoprire che chissa' quando mi ero gia' registrato e quindi la mia richiesta e' rigettata. Visto che non vedo un link "password dimenticata" mi reiscrivo dando una diversa email - what a smart guy ;)

Ritorno alla pagina del pagamento. Immetto tutti i miei dati e il pagamento mi viene negato. Nel frattempo mi chiama il call center del gestore della carta di credito, chiedendo se e' mio il pagamento del biglietto del treno tal de tali..."urca che efficienza" penso. "Si. si e' mio, ma ora sbloccatemi la carta please!"

Riprovo. Pagamento nuovamente negato. Trenitalia mi invia una mail dicendo che "the transaction has not been authorized by the payment circuit". Allora richiamo il call center del gestore della carta, facciamo la procedura assieme ma lui non vede neppure la richiesta di pagamento.

A questo punto chiamo Trenitalia e cosa mi comunica un tal Fabio da Roma? Che il sito Trenitalia non accetta carte di credito straniere, che non posso prenotare un biglietto se la mia carta non e' emessa da una banca italiana, neanche telefonicamente. WHAT?? Ora delle due l'una, o Fabio da Roma si diverte a fare gli scherzi a quelli che chiamano dall'estero o Trenitalia non ha capito a cosa serve un sito web (in inglese tra l'altro) ed una carta di credito.

Morale, sono le sette, ho perso una buona ora e mezzo a non fare un biglietto del treno e la mia things-to-do list e' ancora li'...

PS: To alight, dice il vocabolario, e' l'espressione formale del verbo scendere da un treno, un bus o un altro mezzo di trasporto. Alight nel mio dizionario sta proprio sotto la voce Alighieri (see Dante) che guarda caso non viveva troppo lontano da dove I (would) wish to alight....

Tuesday, 8 December 2009

Mulled




Oggi, mentre in Italia era festa, noi, al lavoro, ci siamo presi una mezza festa.

Ogni anno infatti viene organizzato un pranzo di Natale e quest'anno e' capitato proprio l'otto dicembre.

Voi penserete che il pranzo di Natale in UK si faccia al pub, mangiando rigorosamente tacchino e pudding, ed in effetti e' cosi'. Pero' noi quest'anno abbiamo optato, non senza pagare la pena di una scissione di alcuni ortodossi, per una cucina (relativamente) piu' esotica: ristorante francese, con menu fatto da molte miniporzioni "petits plats", o per gli inglesi piu' semplicemente "french tapas".

Siccome siamo pur sempre in UK, dove tutto cerca di essere pianificato, ci hanno chiesto di scegliere in anticipo il drink che avremmo ordinato appena arrivati. Sapendo quanto loro ci tengano a bere, mi sono sacrificato ed ho scelto una coca cosi' da potermi offrire di guidare (il primo anno erano un po' scioccati che guidassi dopo aver bevuto una (1!) birra).

Come bevanda, tra le varie possibilita' alcoliche c'era anche il mulled wine ovvero il vin brule'.

La collega inglese che a pranzo mi era seduta di fronte, mi ha spiegato che mulled, che io pronunciavo mülled, piu' o meno come lo yogurt , invece si pronuncia qualcosa tipo "mold" con quella specie di o/a.

Per essere precisi il verbo to mull [mΛl] vuol dire scaldare ed aromatizzare con zucchero e spezie. Insomma mulled, se non fosse per il wine, potremmo vivere benissimo senza saperla pronunciare!

Thursday, 26 November 2009

Reduced




Complice una pressoche' totale indipendenza di orario, una personale ma credo condivisa preferenza per altre attivita', e l'orario di apertura dei supermercati (fino alle dieci di sera, ma in alcuni casi anche oltre), mi ritrovo spesso a fare la spesa ad orari improbabili, quando la maggior parte delle persone sono ormai a cena o col dvd in mano pronti per vedersi un film.

Un aspetto molto fastidioso di questa abitudine, e' che mi sembra di condannarmi a mangiare gli scarti della societa'; a me restano i pomodori rifiutati dagli acquirenti di mattina e pomeriggio, le zucchine meno convincenti, l'insalata piu' moscia, la frutta piu' ammaccata. Gli scarti per l'appunto.

Pero', almeno qua in UK, c'e' un vantaggio: i prodotti venduti ad un prezzo "reduced".

Gli alimenti che il giorno dopo non possono comunque essere venduti, ad esempio pane e brioches, vengono riprezzati "in tempo reale". Lo sconto e' sostanzioso, tipo 50%. Ora lo so che meta' prezzo di un filone di pane non basta neppure per comprarci le mentine e so anche che il supermercato fa questa politica per liberarsi di prodotti che dovrebbe buttare (non so se qui esistano collette alimentari o simili) ma l'idea mi piace lo stesso.

Il concetto viene applicato anche ai generi che sono in scadenza "espositiva". Le etichette infatti per legge riportano due date: la data di scandenza "best before" e quella di "display until", che precede la prima di un paio di giorni. Gli sconti in questo caso di solito sono inferiori al 50%, ma resta un buon guadagno su prodotti costosi tipo carne e pollame. Si compra, si butta nel congelatore e bon, con il resto ci si va al cinema ;)

Ma in Italia si fa? E se non si fa perche' come consumatori non lo richiediamo?

Sunday, 22 November 2009

By heart




Ieri sera sono stato ad un party di compleanno di due amici italiani.

Il gruppone dei colleghi di lavoro italiani fa spesso vita separata, o quanto meno separata in mini gruppi (gli universali tre: single, coppie, coppie con figli), ma poi per appuntamenti tipo compleanni, leaving do, feste di Natale si ritrova.

Ed e' sempre un'occasione piacevole, una serata di chiacchere tra persone che ormai conosci da anni. E poi, come sempre, c'e' qualcuno che porta qualche amico nuovo, con il quale, come sempre, e' inevitabile qualche small talk.

Pero' in uno di questi, con un paio di ragazze spagnole, caratterizzato da sforzi reciproci di parlare l'uno la lingua dell'altro e' venuto fuori che "a memoria" in spagnolo fa "de memoria", mentre in inglese "by heart" come in francese "par coeur".

Non so voi ma io tutte le volte che imparo qualcosa di nuovo poi vedo quella cosa ovunque, fosse un metodo particolare per risolvere problemi di geometria o un'eccezione grammaticale.

Ecco, ricordando quello che si diceva nel post precedente, mi verrebbe da pensare che "by heart" sia un calco semantico dal francese, magari importato ai tempi di Guglielmo il conquistatore. Vedro' d'indagare....

Tuesday, 17 November 2009

Queue/2




Di coda avevamo gia' parlato proprio agli inizi di questo blog. D'altra parte cosa c'e' di piu' britannico di una bella ordinata pacifica fila di persone che sotto la pioggia, e magari senza ombrello, aspettano il bus?

Giusto qualche giorno fa ho scoperto che in italiano la parola "coda", nel senso appunto di persone che stanno in fila, e' un calco semantico dal francese "queue". Insomma per noi italiani, la coda fino ad un certo punto e' stata solo quella degli animali; poi le abbiamo attribuito anche il secondo significato, copiandolo dal francese, ma mantenendo la parola italiana coda.

Mi viene da pensare che invece gli inglesi si siano presi dal francese non solo il significato ma anche la parola, infatti e' proprio la stessa ma pronunciata [kju] in inglese e [kø] in francese, mentre per la coda dell'animale hanno mantenuto tail.

Per chi volesse addentrarsi nell'argomento dei calchi semantici e sintattici, dei prestiti e degli adattmenti, per chi volesse capire perche' l'inglese abbia tante parole sia germaniche che latine, suggerisco due interessantissime puntate dell'ottima trasmissione di Radio3 Castelli in Aria.

Quanto è snaturato l'italiano dall'inglese

Imparare le lingue

Il dibattito e' aperto :)

Saturday, 14 November 2009

Yorkshire accent




Con riferimento al post precedente, un estratto da film Kes.



Per la cronaca, ho trovato difficolta' anche con i sottotitoli in inglese.

Thanks God, sono finito nel sud dell'Inghilterra ;)