Saturday, 13 March 2010

To round down/ To round up




Come ve la cavate in matematica? Ve lo chiedo perche' oggi vi sottopongo un quesito matematico, uno semplice semplice: arrotondare £5.05 alla cifra inferiore.

In questo tranquillo sabato mattina, mi sto pigramente dedicando a qualche faccenda domestica, del genere light pero', come ad esempio archiviare le bollette che svogliatamente accatasto da qualche parte in attesa di mattinate come queste in cui le degno di un'occhiata.

Una, della British Telecom, segnala un cambiamento dei prezzi di alcuni servizi causa innalzamento dell'iva.

Riporto il testo "Amending VAT to 17.5% resulted in some inconsistent prices, so we've rounded down some prices and rounded up others". Insomma, causa questo cambiamento dell'iva (VAT value added tax) hanno arrotondato alcuni prezzi alla cifra inferiore ed altri a quella superiore.

Continuiamo: "For example [...] our XY plan has been rounded down from £5.05 to £4.99"

Ora, lo so che i pignolini sono antipatici, ma a me risulta che £5.05 arrotondato faccia £5.00. £4.99 e' un numero complicato quanto £5.05 se non di piu'!

Potrei venirgli incontro, interpretando rounded down con ridurre invece che arrotondare alla cifra inferiore, digerendomi questa faciloneria linguistico-markettara, invece mi sembra piu' interessante assumere tutte le informazioni come vere e rendervi partecipi della mia conseguente scoperta: le aziende lavorano in un sistema numerico novemale! :))

Monday, 8 March 2010

Spare keys




La scorsa settimana ho avuto la fortuna di passare qualche giorno ad Amburgo, per un corso di formazione.

Avevo quindi pensato di raccontarvi dei tedeschi, che quando parlano inglese, tendono a pronunciare la w come fanno in tedesco "v" e finiscono per dire cose tipo “vi vill” invece di “we will”, o dei francesi che, causa una traduzione diretta dalla loro lingua di “J’ai faim”, tendono a dire “I have hungry”.

Avevo pensato di raccontarvi quanto mi urti che, (alcuni de)i sopra citati francesi si riferiscano al gruppo di italiani che lavorano con loro in Francia come the italian mafia (e come cantava Gaber….allora qui mi incazzo, son fiero e me ne vanto, gli sbatto sulla faccia cos'è il Rinascimento....)

Avevo pensato di raccontarvi quanto sia difficile, almeno per me, ricordare i nomi dei colleghi indiani, oppure del fatto di aver trovato a mensa un olio di marca sconosciuta e neppure troppo ricercato (miscela di oli del mediterraneo) ma prodotto nella mia citta’ natale, oppure mettervi in guardia dal Grünkohl che e' veramente troppo pesante!

Avevo infine pensato di raccontarvi del fatto che the Orbital (il grande raccordo anulare londinese) di sera dall'aereo, sembri un fiume di lava che attraversa la citta'...

…ed invece, l'evento clou del viaggio e' stato ritrovarsi al ritorno, verso le undici di sera, temperatura esterna intorno allo zero, nel parcheggio deserto dell'azienda, a cercare le chiavi dell'auto e di casa e non trovarle...e a dover piombare in casa di un'amica che gentilmente mi custodisce un paio di chiavi di scorta, o come si dice qui, spare keys.

Saturday, 27 February 2010

Caveat




Tempo fa, nel post axis axes, abbiamo parlato del legame tra parole inglesi e latine. Non so quanti inglesi, se interrogati, saprebbero indicare un'origine latina per la parola axis. Invece, almeno tra chi la usa, credo che il legame col latino della parola caveat sia molto piu' identificabile. Caveat e' un'altra delle parole inglesi che possiamo imparare "gratis", ammesso di sapere il latino!

Nei giorni scorsi ho ricevuto una mail che diceva "Unfortunately they have not included the caveat that these machines will not be migrated until further notice" (per non farvi impazzire contestualizzo: si parlava di software, le machines sono dei computers e la migration e' da una versione del programma alla nuova).

Ma gia' precedentemente mi ero imbattuto in una frase contente "caveat lector", che Wikipedia traduce con let the reader beware, e che direi potremmo tradurre con "avvertenze per il lettore". Avvertenza in effetti funziona bene anche per tradurre caveat nell'email di sopra.

Pare sia parecchio diffusa anche la formula caveat emptor/caveat venditor (avvertenze per l'acquirente/il venditore), magari nota a chi ha fatto studi legali o commerciali.

A me l'unica cosa che caveat mi ha portato alla memoria e' stata il cave di cave canem, che in effetti qualcosa c'entra perche' da un rapido controllino on line risulta derivi dallo stesso verbo: căvĕo, căves, cavi, cautum, căvēre (guardarsi da) in cui c'e' dentro anche il nostro cauto...ma qui la smetto con i rimandi senno' non finiamo piu'!

Thursday, 18 February 2010

Taking into account




Oggi mi sono imbattutto in un documento in cui c'era scritto taking into account, ed una finestra mi si e' aperta sulla memoria.

Questa era l'espressione con cui, quando lavoravo in Italia, prendevamo in giro il nostro capoufficio, che qui si chiamerebbe skill group leader o task leader...come al solito l'inglese regala una patina di glamour ed efficienza :)

Il motivo e' semplice: quando gli capitava di dover parlare inglese era capace di infilare quattro o cinque taking into account in mezz'ora di meeting.

Divento' un vero e proprio tormentone, soprattutto quando arrivarono a lavorare nel nostro ufficio degli inglesi e ci rendemmo conto che "prendevano in considerazione" questa espressione molto raramente.

La frase in effetti non e' sbagliata, ma a noi europei continentali piace davvero tanto.

Come controprova quando in un documento leggo un taking into account controllo sempre il nome dell'autore e nove volte su dieci non e' stato un inglese a scriverlo!

Thursday, 11 February 2010

Carbon footprint




L'anno scorso, per diminuire il carbon footprint (impronta di carbonio in italiano?) nei supermercati inglesi e' scoppiata la guerra alle shopping bags, insomma alle buste di plastica.

Da un giorno all'altro le suddette buste, fino a quel momento gratuite, sono quasi sparite dalle casse, sostituite, a pagamento, da borsine di iuta.

Noi clienti abbiamo fatto buon viso a cattivo gioco e ci siamo comprati la borsina. Anzi, almeno io, innumerevoli borsine, perche' una volta su due la dimenticavo a casa e mi toccava ricomprarla; pero' essendo per un buon fine, io mi adeguo anche.

Ed ora che succede? Ora nella stessa catena di supermercati ad ogni fine spesa mi stampano seduta stante con una stampantina messa vicino alla cassa dei buoni sconto (che immagino personalizzati in base alla spesa fatta se non addirittura al profilo cliente associato alla mia carta fedelta', altrimenti non avrebbe senso stamparli li' per li').

Tutta questa carta sprecata quanto costa come impatto ambientale? A quante borsine di plastica equivale?

Quanta ipocrisia...

Wednesday, 3 February 2010

Crap




Non so se l'avete scoperto, ma su rai.tv si possono vedere i programmi che la RAI trasmette, si perde la diretta mi si guadagna la visione senza pubblicita'. Scambio accettabile direi.

Non solo, e' possibile vedere anche alcune puntate di trasmissioni storiche tipo la prima puntata di Quelli della notte o la terza di Pickwick in cui un giovanissmo Baricco parla di The catcher in the rye di Salinger.

Avrete forse risentito l'incipit in questi giorni:

"If you really want to hear about it the first thing you’ll probably want to know is where I was born. What my lousy childhood was like. And how my parents were occupied and all before they had me. And all that David Copperfield kind of crap. But I don’t feel like going into it, if you really want to know the truth."

Ho la mia edizione italiana in Italia, ma su wikiquote ho trovato la versione letta a Pickwick da Castellitto:

"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne."

Ovviamente non sono cosi' presuntuoso da contestare la traduzione, pero' baggianate mi sembra un termine troppo educato per crap.

Crap e' quel tipo di parole che i (bravi) bambini inglesi evitano con i loro genitori, una parola implicitamente trasgressiva, tanto che Bansky ha autoironicamente scritto sugli scalini davanti alla sua mostra "mind the crap". Io, ricordando che il vocabolario riporta per crap il significato letterario di escremento, e per to crap quello di defecare, la tradurrei piu' propriamente con stronzate.

Quindi, almeno che negli anni crap abbia involgarito il suo significato, mi chiedo se baggianate sia solo figlio dell'eta' della traduzione che credo risalga agli anni sessanta. Anche perche' "stronzate alla David Copperfield" (o ancora meglio "tutta quella merda alla David Copperfield", che ha il vantaggio di mantenere la traduzione al singolare) sarebbe molto piu' in linea con come mi immagino parlerebbe il teenager Holden.

Sarebbe interessante sapere come e' stato tradotto questo brano in altre lingue.

Friday, 29 January 2010

To deliver (a baby)




To deliver lo trovo un verbo abbastanza antipatico perche', almeno alle mie orecchie, si porta dietro altre parole come deadline, meeting, assignment, task, per non parlare dell'ubiquo mantra ontimeoncostonquality e molte altre legate al mondo lavorativo.

Pero' in questa strana lingua, non si deliverano solo i dati o progetti ma anche i bambini.

Quindi....nunzio vobis, gaudium magnum, che una mia amica nonche' collega italiana "has delivered a baby" giusto domenica scorsa. Il primo, anzi la prima baby expat del gruppo.

I numerosi zii expats si uniscono alle felicitazioni.